Il lavoro che non vedete (ma che rende possibile ogni volo)
Quando il pubblico arriva allo spettacolo, la sfera è già sospesa, le luci sono pronte, tutto sembra magicamente al suo posto. Ma dietro quella magia c’è tanto lavoro, calcoli, verifiche e – ammettiamolo – anche un po’ di sudore.
Vi portiamo nel backstage del nostro responsabile tecnico/rigger, Gabriele Dall’Osto, in un giorno di show.
Ore 6:00 – Il “risveglio” del rigger
Che in realtà ha dormicchiato tutta notte. Il giorno di un evento è sempre carico di mille ansie: è come un esame all’università, per quanto tu sia preparato c’è sempre quel filo di agitazione che non ti molla.
Ore 8:00 – Partenza
Gabriele ricontrolla l’elenco di attrezzature nel furgone: cavi, moschettoni, funi, imbraghi, e quella cassetta degli attrezzi che pesa quanto un elefante ma “non si sa mai, può sempre servire”.
Caffè al volo e via verso la location. Durante il viaggio ripassa mentalmente tutto quello che può andar storto. Sì, perché lui è così: mette sempre in conto tutte le variabili negative per non essere mai impreparato. Un rigger non stacca mai veramente.
Ore 10:30 – Arrivo in location
Prima di scaricare qualsiasi cosa, Gabriele ispeziona nuovamente tutto, anche se era già stato fatto nel sopralluogo. Perché gli ostacoli sorgono sempre all’ultimo: cavi che prima non c’erano, buffet piazzati dove non dovrebbero, palchi non previsti…
Si allestisce il backstage: camerino, tavoli di servizio, radio in carica, materiale sistemato.
Ore 12:00 – Pranzo al volo e montaggio
Ogni pezzo ha il suo posto, ogni nodo la sua funzione. Gabriele lavora con precisione millimetrica: non sono ammessi errori. È un lavoro di squadra, ma la responsabilità finale è sempre sua.
Ore 14:30 – Si gonfia
Teli stesi, funi preparate, bombole di elio aperte, sistema luci montato… e la sfera inizia a prendere forma.
“Meglio un controllo in più che uno in meno” è il suo mantra.
Ore 19:00 – La prova con la performer
Finalmente posso salire per il test in quota. Si prova lo spazio, il vento, le luci, la musica. Brevi prove prima che arrivi il pubblico.
Ore 21:00 – Showtime
Mentre io sono sospesa e il pubblico guarda lo spettacolo, Gabriele è giù con gli occhi incollati alla sfera, cronometro al polso, cuffie radio nelle orecchie. Monitora tutto, pronto a intervenire.
Per il pubblico è magia. Per lui è fisica applicata in tempo reale.
Ore 23:00 – Smontaggio
Show finito, applausi finiti, pubblico andato. Ma per Gabriele la giornata continua. Si smonta tutto con la stessa cura. Ogni pezzo controllato, pulito, sistemato nel furgone come in un puzzle perfetto.
Ore 24:30 – A casa (finalmente)
“Ma lo rifaresti?” gli chiedo.
“NO.” risponde secco.
Cinque secondi di silenzio.
“Però… abbiamo proposto la sfera anche a quell’agenzia dell’altro giorno? Potremmo fare una cosa pazzesca insieme…”
Ecco Gabriele. Burbero, stanco morto, giura che non lo rifarebbe mai più. E tre minuti dopo sta già progettando la prossima follia tecnica.
Perché raccontiamo questo?
Perché dietro ogni performance c’è un lavoro invisibile ma fondamentale. Perché la sicurezza è il fondamento di tutto. E perché un rigger come Gabriele è molto più di “quello che monta i cavi”: è l’architetto burbero del volo, il guardiano puntiglioso che ti dice “no” ma poi trova il modo per farti volare ovunque.
Anche quando giura che basta, cinque secondi dopo sta già pensando al prossimo progetto impossibile.
Grazie Gabriele, per ogni calcolo, ogni controllo, ogni “no” seguito da un “però potremmo…”.
Noi voliamo perché tu continui a costruire il mio ponte per il cielo.